San Giuann

A cavallo del secolo scorso Meda conosce una notevole crescita economica dovuta allo sviluppo dell’industria mobiliera e all’insediamento di miriadi di botteghe artigiane. Per questo le antiche corti aperte vennero chiuse da nuovi fabbricati adibiti ad abitazioni civili, mentre le stalle furono trasformate in botteghe.

Ai proprietari terrieri non restò che costruire nuove case coloniche nell’immediata periferia del paese ,dove trovarono alloggio le famiglie contadine appositamente emigrate dalla Brianza.

Ricordiamo, la cascina Dell’Acqua, la Silva, il Bergognone, il “Pieucc”, il “Tri beucc” e la cascina San Giovanni. Quest’ultima fu costruita dagli Agrati, famiglia medese arricchitasi con la lavorazione e il commercio dei mobili. Creatasi una solida posizione sociale, nel 1870 decise di investire il patrimonio acquistando un rilevante possedimento terriero delimitato dalla attuale via Matteotti ai confini con Seveso e Barlassina.

La casa padronale, posta dove oggi c’è l’erboristeria di via Matteotti era circondata da un ampio parco costituito da piante secolari e demolito negli anni cinquanta per far posto ai condomini di corso Italia.

Per avviare l’attività agricola, Giovanni Agrati decise, verso la fine degli anni Ottanta, di costruire la cascina San Giovanni, perché all’interno faceva bella mostra la statua di San Giovanni Battista, Giovanni, poi, era anche il nome del proprietario.

La cascina si trovava dove oggi c’è l’omonimo condominio posto di fronte al distributore di benzina “Fina”, tra la via Seveso e la via Milano. Allora c’erano solo prati; la roggia Traversi col suo famoso “Punt del Seves” la attraversava all’altezza del lavatoio. Dalla via Seveso si entrava in un’ampia corte delimitata a sinistra dalle stalle e dai fienili e a destra dal fabbricato. Vi abitavano otto famiglie ed ognuna aveva a disposizione tre locali dislocati uno sopra l’altro. Al pian terreno la cucina, al primo ed al secondo piano le camere. L’abitazione ed il lavoro erano regolati da un “patto di affitto”, rinnovabile annualmente il giorno di San Martino: il contadino riceveva un salario con l’obbligo di regali “pendizzi” ( pollame, capponi, uova) al padrone e inoltre arrotondava lo stipendio con la lavorazione dei bachi da seta.

Molte furono le famiglie che abitarono nella cascina San Giovanni , ricordiamo almeno quelle storiche: Proserpio, Pennati Colombo, Frigerio, Mariani e Redaelli.

Nel 1971 la cascina venne abbattuta e al suo posto, nel 1972, sorse l’attuale condominio. Molte persone hanno chiesto che fine abbia fatto la statua del San Giovanni. Sappiamo con certezza che essa fu ritirata e verniciata a nuovo dalle maestranze della ditta Bezze proprietaria ed edificatrice del condominio, poi nel 1983 venne esposta dal rione San Giovanni durante il Natale e successivamente riconsegnata al proprietario. Ci si augura che al più presto essa ritorni nel luogo che avrebbe voluto Giovanni Agrati: alla contrada “San Giuan”.

SGiovanni

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